ACIREALE

Acireale è felicemente adagiata su di un costone lavico a picco sul mare e pone come centro di interesse turistico, storico, naturalistico e culturale. La città armonizza in maniera esemplare le forti contraddizioni tra mito e storia, sacro e profano, cultura e religiosità. L'origine di Acireale, miticamente legata alla leggenda
dell'amore impossibile del pastorello Aci per la ninfa Galatea, trova connotazioni storiche sin dall'epoca greca. Il patrimonio architettonico raggiunge le più alte espressioni, oltre che nei fastosi edifici ottocenteschi, nello splendido barocco delle Chiese e dei Palazzi.
Affascinanti manifestazioni popolari caratterizzano il periodo invernale; la festa di S. Sebastiano, il cui settecentesco fercolo viene trascinato dai devoti per le vie della città, ed il Carnevale, a buon diritto definito "il più bello di Sicilia".
La varietà della natura e del paesaggio consentono di godere della macchia mediterranea della riserva della "Timpa", del mare e della caratteristica scogliera, così come del vulcano Etna, sovente in attività, e delle sue pendici innevate. Strategica la posizione geografica che permette in breve tempo di raggiungere centri di interesse turistico-culturale quali Catania, Taormina, Siracusa, Piazza Armerina, Noto, Caltagirone, ecc... Notevole la capacità ricettiva assicurata dalle strutture alberghiere, così come agevole la rete dei collegamenti aerei, ferroviari ed autostradali. Acireale rappresenta, in ogni stagione dell'anno, una opportunità per svariati segmenti turistici; da quello termale a quello balneare, congressuale, naturalistico, archeologico, religioso e folkloristico.
Leggi cosa vedere ad Acireale:
La Cattedrale - Il Palazzo di Città - Basilica dei SS. Pietro e Paolo - Basilica di San Sebastiano - Chiesa dell'Oratorio dei Padri Filippini - Chiesa dell'Angelo Raffaele - Teatro Bellini - Chiesa di S. Maria del Suffragio - Chiesa di San Camillo - Chiesa e convento dei Padri Cappuccini - Chiesa di S. Rocco - Villa Belvedere - Chiesa della Madonna dell'Indirizzo - Chiesa di S. Domenico - Il Carnevale

Un'altra vista notturna di Acireale

La Cattedrale di Acireale
Costruita dove nel '400 sorgeva un altarino dedicato alla Vergine Annunziata, la chiesa (che sarebbe divenuta cattedrale nel 1872) ha assunto soltanto nel corso del '600 l'attuale impianto a croce latina con tre navate su pilastri.
Il prospetto fu completato sul finire dell'800 dall'arch. Giovan Battista Basile che rielaboro' dei progetti dell'arch. Sebastiano Ittar. A questo periodo risale la costruzione del campanile di sinistra, del rosone, e della sovrastante galleria di coronamento che raccorda i due campanili laterali.
Seicentesco e barocco e' il grande portale dalle eleganti colonne corinzie che reca nella trabeazione uno dei piu' antichi stemmi cittadini. Esso costituisce un complesso unitario con la sovrastante edicola con statue (Madonna Annunciata ed Angelo Annunciante, S. Venera, S. Tecla, ecc), opera del messinese Placido Blandamonte. L'edicola, che e' la parte più squisitamente barocca del composito prospetto, racchiude la seguente iscrizione: "D. O. M. / VIRGINI DEIPARAE ANNUNTIATAE / AEDEM HANC MAXIMAM / ACIS URBS AMPLISSIMA ET FIDA / REGIBUS / 1667".
Il prospetto laterale di mezzogiorno presenta un ingresso secondario con portale in pietra bianca di Siracusa realizzato nel 1799 su disegno dell'arch. Francesco di Paola Patane'.
All'interno la solenne navata entrale presenta nella volta un vasto affresco con l'Apoteosi dell'incarnazione del Verbo divino acclamato dal coro delle Vergini, realizzato negli anni 1905-1907 da Giuseppe Sciuti. La "visione", articolata in episodi (Orchestra degli Angeli, Coro delle Vergini, Gloria degli Angeli con simboli di S. Venera, Annunciazione, Fede, Eterno Padre con Profeti), costituisce la sinfonia fastosa ed opulenta con la quale il settantenne maestro concluse la sua attivita' di affreschista.
Seguono nelle pareti e nella volta del transetto gli assai pregevoli affreschi barocchi (Glorificazione dell'Agnello mistico, Nozze di Cana, Gloria di S. Venera, Uccisione di Abele, Sacrificio di Isacco) di Pietro Paolo Vasta (1737), il piu' grande pittore acese del '700. I quattro evangelisti nelle lunette della cupola sono sempre opera del Vasta, mentre il tamburo della cupola presenta 4 episodi dell'antico Testamento realizzati da un altro pittore acese, Francesco Mancini (1895-1899).
L'ampia abside centrale, infine, e' stata affrescata dal messinese Antonio Filocamo con scene della vita della Madonna nelle pareti e l'Assunzione della Vergine nella volta (1711).
Dal transetto, a sinistra, si accede alla sacrestia, mentre a destra si apre la barocca cappella di S. Venera, eletta patrona della Città nel 1651. All'interno della cappella, realizzata sul finire del '600 ed affrescata da Antonio Filocamo (sua e' anche la tela della Santa), si conserva il bel busto ligneo di S. Venera (1655), ricoperto di lamina d'argento e ricco di gioielli e cimeli storici (D'argento cesellato e' pure l'artistico fercolo, opera di maestranze messinesi, che esce in occasione della festa a luglio, insieme ai "candelori", ceri perpetui delle corporazioni cittadine).
Nel pavimento del transetto si trova la bella Meridiana, eseguita dallo scultore Carlo Cali' sotto la direzione dell'astronomo danese Cristiano Federico Peters (1843).
Tra le tele sono da ricordare la Madonna del Rosario del messinese Antonio Catalano il Vecchio (1° alt. a destra), l'Arcangelo Gabriele di Antonio Platania (2° alt. a destra), la Nativita' di Gesù di Pietro Paolo Vasta (3° alt. a destra), il S. Antonio di Padova (2° alt. a sinistra) di Giacinto Platania, il Ritratto del prevosto Marcantonio Gambino del palermitano Vito D'Anna (in sagrestia).

Basilica dei SS. Pietro e Paolo
La basilica dei SS. Pietro e Paolo, costruita nel corso del XVII secolo, presenta un elegante prospetto realizzato nella prima meta' del '700 su disegno di Pietro Paolo Vasta. Tale prospetto in pietra bianca di Siracusa e' caratterizzato dal movimento di due ordini di colonne sovrapposte e dal misurato svettare del campanile di destra (1735). Il mancato completamento del campanile di sinistra ha, invero, favorito la pacata dinamicita' dell'insieme.
L'interno, danneggiato dal terremoto del 1693, ha preso il suo aspetto attuale nella prima meta' dell'800 su progetto d'ispirazione neoclassica di Francesco di Paola Patane'.
Nelle pareti del coro sono affreschi secenteschi; tra le tele ricordiamo il "S. Andrea Avellino" di Pietro Paolo Vasta, "S. Alfio ed i fratelli" e "S. Antonio Abbate" di Giacinto Platania ed infine i "SS. Pietro e Paolo" dell'acese Mattero Ragonisi (nella sagrestia).
Sono degni di menzione ancora le statue di legno di S. Pietro e S. Paolo del messinese Girolamo Carnazza (1658), l'organo sopra l'altare maggiore di Giovanni Patane' Rocca (meta' '800).
Nel corso del Seicento la confraternita dei SS. Pietro e Paolo si segnalò per i ripetuti, talora violenti, contrasti con la rivale confraternita di S. Sebastiano. La confraternita del Crocifisso continua oggi a curare la suggestiva processione del Cristo Morto il Venerdì Santo.
La chiesa, eretta a collegiata nel 1924, e' stata successivamente dichiarata da papa Pio XI basilica minore pontificia nel 1933.

Il Palazzo di Città
Il Palazzo di Citta' con il suo prospetto tardo barocco fa di piazza Duomo un unicum estremamente suggestivo.
Iniziata nella seconda meta' del Seicento, la "Loggia Giuratoria" venne ben presto "miseramente fracassata" dal terremoto del 1693: la ricostruzione su disegno di Costantino Larcidiacono si protrasse per tutto il Settecento. Ancora danneggiato dai terremoti del 1783 e del 1818, fu nuovamente restaurato e completato, subendo profonde modifiche nel corso di questi ultimi decenni che hanno visto l'ala sinistra al suo interno completamente ristrutturata.
Da tanti cambiamenti si e' salvato fortunatamente il prospetto che ha mantenuto la sua originaria nota tardo barocca. La facciata, scandita da eleganti paraste bugnate, e' animata dal sobrio aggetto scultoreo delle mostre delle aperture. Una balaustra in pietra bianca nella parte inferiore, interrotta dall'aprirsi dell'ampio portale, da' all'insieme quel senso di movimento che nella parte superiore e' ripreso dall'incurvarsi dei balconi. A siffatto gusto scenografico rispondono infine, pienamente i mascheroni, mensole a forma di volto, il cui vario e doloroso atteggiarsi esprime la condizione di chi subisce il peso del sovrastante balcone (le opere in pietra bianca sono frutto del magistrale artigianato dell'intagliatore Diego Flavetta). Insieme ai mascheroni della cappella di S. Venera che si affaccia di fronte, costituiscono una pagina d'arte intensa e drammatica, squisitamente popolare come poche altre.
Ancora da citare nel Palazzo di Citta' sono lo stemma comunale, posto al di sopra del portale (simile a quello della Cattedrale), le epigrafi dell'atrio che costituiscono una sorta di marmoreo secolare giornale di cronaca cittadina, e l'affresco Italia, eseguito da Primo Panciroli nel 1942 nella volta del salone del Consiglio.
Al pianterreno a sinistra e' il Gabinetto di Lettura, dal 1833 sede ufficiale dell'Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti degli Zelanti e dei Dafnici. La Zelantea, fondata il 3 ottobre 1671, e' la più antica delle accademia di Sicilia; nel 1934 si e' fusa con la Dafnica costituendo l'attuale sodalizio. L'accademia da tre secoli continua a svolgere un ruolo di primo piano nel promuovere la cultura in Acireale: sono sue creature la Biblioteca e la Pinacoteca Zelantea; la rivista scientifico-letteraria "Memorie e Rendiconti" e le altre sue pubblicazioni hanno diffusione internazionale per i cambi con le accademie di tutto il mondo.

Basilica di San Sebastiano
Lo splendido prospetto principale della Basilica di S. Sebastiano sull'omonima piazzetta costituisce la più significativa voce del barocco acese ed una delle immagini emblematiche della città. La facciata a due ordini, realizzata in pietra bianca di Siracusa su disegno dell'acese Angelo Bellofiore, e' preceduta da una sinuosa splendida balaustrata ("galleria") con 10 statue; in basso la rinserrano pilastri bugnati, mentre in alto la conclude una ariosa loggetta campanaria. Ad animarla con raro equilibrio compositivo sono statue, fregi, mascheroni, puttini con festoni: un insieme che costituisce, all'indomani del tremendo sisma del 1693, un inno gioioso alla vita quale soltanto l'estro inventivo barocco poteva immaginare.
L'attuale imponente basilica venne iniziata nel 1609 non essendo più sufficiente ad accogliere i fedeli la vecchia quattrocentesca chiesa che sorgeva dove ora è la chiesa di S. Antonio di Padova. Era appena finita nelle sue strutture, quando ebbe a subire i danni del terremoto del 1693 (andarono perduti gli affreschi di Baldassare Grasso nel coro). Già sul finire del secolo la ricostruzione era conclusa e si avviava l'opera di decorazione pittorica.
L'interno è a tre navate divise da pilastri; all'incrocio con il transetto s'imposta la cupola.
Nella navata centrale e nelle laterali sono affreschi assai modesti di Venerando Costanzo (cui si deve anche la Conversione di Cromazio nella lunetta del transetto destro); di pregevole fattura quelli realizzati nel 1732-36 da Pietro Paolo Vasta nel transetto sinistro, nel coro (Scene della vita di S. Sebastiano), nelle vele e nel tamburo della cupola.
Nelle pareti del transetto e nella cupola sono interessanti dipinti ad encausto di Francesco Mancini (1899-1901). Gli affreschi della cappella del Sacramento sono di Pietro Paolo Vasta (1738), quelli della cappella di Gesù e Maria del palermitano Alessandro d'Anna.
Tra le tele d'altare vanno ricordate l'Addolorata e la Trinità di P. P. Vasta e Vito D'Anna, ed i SS. Cosma e Damiano di Antonino Bonaccorsi.
La chiesa è stata eretta a collegiata nel 1924; nel 1990 ha ottenuto ufficialmente il titolo di Basilica.
Il 20 gennaio, in occasione della festa religiosa di S. Sebastiano, che è compatrono della città di Acireale (particolarmente venerato per la sua protezione dal contagio della peste), i "devoti" trainano il fercolo ("vara") del Santo che ha nell'uscita e nel rientro momenti suggestivi e spettacolari.

Chiesa dell'Oratorio dei Padri Filippini
Realizzata in stile neoclassico su disegno dell'arch. Francesco di Paola Patane' nel 1840, la chiesa presenta - caso unico - un prospetto interno; si accede, infatti, ad essa da due stradette laterali tramite un cortile (con doppio piccolo portico a colonne) su cui prospetta pure l'oratorio filippino fondato nel 1756.
Al suo interno modesto l'affresco della volta del catanese Giuseppe Rapisardi; interessante il "S. Filippo Neri" di Antonino Bonaccorsi. Un culto particolare si professa per la "Madonna della Purita'", dipinta da Alessandro Vasta.

Chiesa dell'Angelo Raffaele
Di fronte alla chiesa dell'Oratorio dei Filippini e' il collegio domenicano femminile dell'Arcangelo Raffaele, la cui omonima chiesa, dalla facciata conclusa da una loggia campanaria tripartita, prospetta su via Galatea.
Chiusa per lunghi anni, da poco la chiesa e' stata riaperta al culto ad opera della Societa' di S. Francesco dei Paoli.

Teatro Bellini
E' opera dell'ingegnere catanese Carmelo Sciuto Patti. Della costruzione inaugurata nel 1870, rimane solo il prospetto, perche' l'interno e' andato distrutto in un incendio nel 1952. Sono in corso lavori di ricostruzione.

Chiesa di S. Maria del Suffragio
La chiesa del Suffragio, eretta nel 1638 e restaurata dopo il terremoto del 1693, s'impone con i suoi chiari e pacati volumi sull'intera zona circostante, il cosiddetto "quartiere dei Morti".
Nel prospetto laterale il portale - quasi un floreale escrescenza architettonica - e' un'aggiunta della seconda meta' del '700.
All'interno la chiesa e' stata completamente affrescata da Pietro Paolo Vasta (1751): con il grande e complesso "Mistero Eucaristico" nella volta, episodi biblici nelle pareti della navata, "Gesu' Cristo versa dal costato il sangue della Redenzione" nella volta dell'abside, episodi biblico-allegorici nelle pareti del coro. L'intero ciclo, di concezione tipicamente barocca, e' ispirato all'attesa di salvezza delle anime del Purgatorio. E' ancora del Vasta la tela della "Madonna del Suffragio" dell'altare maggiore.

Chiesa di San Camillo
Eretta nel 1730, la piccola chiesa presenta un interno interamente coperto da affreschi realizzati in massima parte da Pietro Paolo Vasta prima del 1750. Nelle pareti della navata sono rappresentati episodi del Vecchio Testamento; nella volta scene di vario argomento; nel presbiterio la "Gloria di Maria" ed altro. Tra le tele va menzionata l'assai pregevole "Madonna delle Grazie" dell'altare maggiore, sempre del Vasta.
Alla chiesa, che in verità è dedicata alla Madonna delle Grazie, è annesso l'ospizio di S. Camillo, fondato nel 1743 e tenuto dai PP. Crociferi Camilliani.

Chiesa e convento dei Padri Cappuccini
La chiesa di S. Maria degli Angeli, annessa al convento dei PP. Cappuccini fondato nel 1571, al pari di questo presenta un prospetto sobrio e veramente francescano. La primitiva chiesa era stata costruita nel 1574; nel 1640 era portato a termine il suo ampliamento. Gravemente dannegiata dal terremoto del 1693, la chiesa e' stata restaurata a piu' riprese sempre conservando l'originaria semplicita' delle sue linee. All'interno la "Madonna in trono" (1661) dell'altare maggiore e' tra le piu' belle tele di Giacinto Platania. Notevole pure il polittico della "Madonna bambina" di scuola vastesca con racemi barocchi dorati.
Nel 1983 i locali del Convento, restaurati, sono diventati sede di uffici comunali.

Chiesa di S. Rocco
Dell'antica chiesa fabbricata dopo la peste del 1526 e delle successive secentesche riedificazioni rimane poco o nulla. L'attuale concavo prospetto venne portato a termine nel 1862 su disegno dell'architetto Francesco di Paola Patane'. L'interno in freddo stile neogotico e' stato realizzato negli anni 1958-61. Il grande convento, costruito nella seconda meta' dell'800, e' oggi soltanto parzialmente tenuto dai Domenicani.

Villa Belvedere
La Villa Belvedere, intitolata a Vittorio Emanuele III, è il piu' grande giardino pubblico della citta'.
Sorta nel 1848, prese subito il nome di Belvedere per lo splendido panorama che si gode affacciandosi dal suo balcone in fondo al viale principale: lo sguardo si distende a sinistra oltre Taormina fino alla Calabria, a destra si vedono le colline di Augusta. Davanti, in basso, e' la "Timpa" su cui sorge Acireale; dietro si innalza maestoso l'Etna.
Sei busti di illustri acesi dell'800 e del '900 adornano le aiuole. La rotonda sulla sinistra e' usata d'estate per le manifestazioni musicali; piu' oltre e' un piccolo campo sportivo di recente realizzazione.
A destra si trova la vasca con il gruppo marmoreo di Aci e Galatea, tratto da un gesso che si trova presso la Pinacoteca Zelantea; sempre piu' sulla destra si scorge quel che rimane del "Cafe' chantant" Eden (poi teatro), costruzione in stile moresco, dove si eseguivano concerti ed operette. Qui nel 1905 Acireale vide proiettata la prima pellicola cinematografica.
Uscendo dalla Villa Belvedere, che ha di fronte l'ampio e convesso corso Italia (su cui prospetta la moderna chiesa di S. Paolo), si imbocca corso Umberto, l'importantissima arteria cittadina che in liea retta conduce fino alla Cattedrale (Dopo tutta una serie di interventi a partire dal 1708, esso ha avuto il suo attuale impianto rettilineo soltanto nel 1920.

Chiesa della Madonna dell'Indirizzo
E' stata costruita nel 1709 dalla famiglia Nicolosi. L'attuale prospetto neoclassico con pronao semicircolare e' stato realizzato nel 1812 su disegno di Sebastiano Ittar, cui si deve pure la villa Nicolosi che sorge con ricco e scenografico impianto su un poggio a sinistra della chiesa; all'interno di un qualche interesse la tela di "S. Venera e S.Agata" di Giacinto Platania (Il Platania, che fu il maggiore pittore acese del '600, con pochi altri riusci' a deviare l'eruzione lavica che minacciava Catania).
Fino a qualche decennio addietro la chiesa era immersa nel verde dei giardini di limoni; ora rimane solo uno sfondo di verde che mimetizza alle sue spalle il nuovo quartiere "Cervo". Quasi di fronte, all'incrocio con il viale Principe Amedeo e' la moderna caserma dei Carabinieri.

Chiesa di S. Domenico
Da piazza Duomo imboccando via Cavour si incrocia via Alessi al cui numero 11 si trova quello che si può considerare il teatro storico dell'Opera dei Pupi. Spettacolo popolare come pochi, quello dei pupi rappresenta le gesta dei paladini nella loro diuturna sanguinosa lotta contro i Mori. Eccezionale figura di "puparo" è stato il cav. Emanuele Macrì, morto nel 1974, quando già la sua fama si era diffusa oltre i confini nazionali.
Proseguendo per via Cavour si giunge in piazza San Domenico. A dominarla è la mole dell'omonima chiesa riedificata nel '700 dopo il terremoto del 1693.
Il prospetto della meta' dell'800, con due campanili, statue, altorilievi, alta gradinata indulge allo scenografico. All'interno numerose le opere di Alessandro Vasta (Roma 1720 - Acireale 1793).
L'attiguo convento seicentesco dei Domenicani annesso alla chiesa per molti decenni ha ospitato il liceo classico "Gulli e Pennisi".

Il Carnevale di Acireale

I carri del Carnevale di AcirealeCarnevale di Acireale, una delle più antiche ricette di buonumore della nostra terra!
Se avete un pizzico di allegria e la giusta predisposizione al sorriso, unitevi alla folla e dimenticherete i vostri problemi, vivendo ore di assoluta spensieratezza con Il Più bel Carnevale di Sicilia. Diventerete protagonisti di un teatro di meraviglie, maschere, coriandoli, luci, fiori musica e sopratutto tanto calore umano. Le stupende vie e piazze del centro storico di Acireale sono la cornice ideale per uno spettacolo che raggiunge il clou con le sfilate dei carri, attraverso i quali gli artigiani acesi esprimono la loro arguzia e fantasia stimolando quella degli altri. Ammirare le sfilate è come sfogliare una rivista di argomenti vari, sempre trattati con molta allegoria e tanta satira, tanto da far si che anche i problemi più seri possano generare un sorriso, diventando nel contempo oggetto di riflessione.
Il Carnevale e' il lungo periodo festivo che precede il digiuno quaresimale nei paesi a tradizione cattolica. Si e' creduto per molto tempo che l'origine del termine "carnevale" fosse derivato da "carne levare". L'opinione piu' diffusa e' invece che il carnevale rappresenti un adattamento cristiano di antiche cerimonie purificatrici pagane.
La ricostruzione storica del carnevale, in una citta' come Acireale, e' alquanto complessa. Da alcuni documenti, quali mandati di pagamento, si ha certezza che tale ricorrenza venisse già festeggiata alla fine del XVI secolo. E' del 1594 il documento piu' antico sul carnevale acese (mandati di pagamento, vol. II, 1586-1595, libro 6 foglio 72v).

Un documento risalente al 1612 prova addirittura che durante il carnevale acese vi era l'abitudine di giocare tirando arance e limoni. Infatti in tale documento è bandita questa possibilità, ma la popolazione acese continuo' in tale pratica ancora per molti anni, così come risulta da altri documentii. Questa abitudine e' ancora presente ad Ivrea, dove durante il carnevale si svolge la conosciutissima "battaglia delle arance".
Nel XVII secolo in Sicilia si ha la comparsa di una maschera con caratteristiche ben definite: l'Abbatazzu, chiamato anche Pueta Minutizzu. La persona mimava nobili o ecclesiastici, portando un grosso libro, da cui facendo finta di leggere, sentenziava battute satiriche e sfottenti.
Nel 1693 a seguito del terremoto venne proibita ogni pratica carnascialesca e cio' segna la linea di frattura fra il carnevale acese del '600 e quello che sorgera' nel '700 (Cherubino Aliotta, Le tre corone, Catania 1693).
Nel XVIII secolo la tradizione venne ripresa. Spuntano altre maschere, ed all'Abbatazzu si affiancano i Baruni con l'intento di prendere in giro l'aristocrazia: difatti la maschera era costruita da un costume rassomigliante ad un abito nobiliare ma chiaramente irridente. Altra maschera erano i Manti, costume con molti fronzoli che aveva il solo scopo di far mantenere l'anonimato a chi l'indossava.
Il XXI secolo e' il secolo della cassariata, cioe' la sfilata delle carrozze (landaus) dei nobili che lanciavano alla gente dei confetti multicolori. Successivamente tali landaus con i nobili proprietari vennero "scalzati" dalla cartapesta.
Nel 1880 ad Acireale si costruiscono i primi carri di cartapesta. Da allora fino ai nostri giorni Acireale ha mantenuto questa tradizione avvalendosi di vari cantieri portati avanti da volenterosi artigiani che hanno realizzato carri sempre piu' curati.
Nel 1929 il carattere di spontaneita' e di iniziativa privata lascia il posto all'organizzazione istituzionalizzata: infatti l'onere di organizzare il carnevale e' sostenuto da quest'anno dall'Azienda autonoma della Stazione di cura di Acireale.
Nel 1930 per la prima volta si vedono delle vetture adornate da fiori. Questo e' il primo passo verso la realizzazione dei "carri infiorati" che acquisiscono una fisionomia ben definita nel dopoguerra.
Negli anni '50 - '60 ai carri allegorici ed alle macchine infiorate, si affiancano dei mini-carri, detti "lilliput", a bordo dei quali trova posto un bambino. In questi anni fanno storia a se' alcuni personaggi che con il loro spirito e con stupefacenti mascherate hanno lasciato un segno indelebile nella storia del carnevale acese, cioe': Cola Taddazza e Quadaredda, dei quali il successore piu' degno, in epoca posteriore, fu Ciccitto.
Dal 1970 al 1995 "il piu' bel Carnevale di Sicilia", si perfeziona e si assesta, diventando sempre piu' imponente e soprattutto affinandosi nella costruzione di Carri allegorici (sempre piu' sofisticati e colorati) e Carri infiorati (sempre piu' mastodontici), che raggiungono un livello d'importanza pari ai primi.
Nel 1996 Acireale, per la prima volta, ha la lotteria nazionale assieme a Viareggio e Putignano. Questa e' l'occasione affinche' "Il piu' bel Carnevale di Sicilia" acquisti una dimensione nazionale
Le Terme di Acireale hanno origini lontanissime; con il termine Xiphonie i Greci denominarono le prime costruzioni termali per lo sfruttamento delle acque sulfuree provenienti dal vulcano Etna.
Successivamente i Romani edificarono, in località S. Venera al Pozzo, un impianto termale ancora oggi visibile e costituente elemento di interesse archeologico.
Durante il Medioevo vennero attribuite alla fonte proprietà miracolose, ritenendo che il sangue di S. Venera - la patrona della Città martirizzata in quel luogo nel II secolo d.C. - avesse conferito alle acque poteri ultraterreni.
Nel 1873, grazie alla lungimirante imprenditorialità del Barone Agostino Pennisi di Floristella, vengono realizzati lo Stabilimento di S. Venera con l'annesso parco ed il "Grand Hotel des Bains".
Acireale diviene in tal modo un centro termale che acquisisce via via maggiore notorietà e che annovera fra i propri visitatori personaggi quali Riccardo Wagner, Ernesto Renan (autore della "Vita di Gesù"), il Re Umberto I e la Regina Margherita, l'insigne clinico napoletano Prof. Cardarelli, ecc...
Nel 1987 entra in funzione il Complesso Termale di S. Caterina, dotato di moderne attrezzature ed impianti.
Dal punto di vista medico, il mezzo terapeutico utilizzato presso gli Stabilimenti Termali è costituito da un'acqua classificata come sulfurea salsobromoiodica radioattiva.
Il fango utilizzato, vegeto-minerale, si ottiene facendo maturare l'argilla vulcanica per tre anni nell'acqua sulfurea (arricchita dalla microflora superficiale) che sgorga presso la sorgente greco-romana di S. Venera al Pozzo.

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DOVE DORMIRE AD ACIREALE

Dove dormireStelline qualitàStelline qualitàStelline qualitàStelline qualità SANTA TECLA PALACE
Sulla costa. Terrazza con panorama sul mare e sull'Etna. Piscina. Hotel di design. Attività sportive per diving, tennis. Prezzi medi. Punteggio 7,6


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Al centro del paese. Ben arredato. Camere spaziose. Ristorante. Prezzi buoni. Punteggio 8,8


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Ampi giardini con palme. Grande piscina. Vista sull'Etna. Ristorante. Prezzi medi. Punteggio 7,8


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Hotel De Charme. Sul lungomare al centro storico di Capo Mulini. Ha camere ed appartamenti. Ristorante. Prezzi medi. Punteggio 7,8


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In paese ed a 20' da Zafferana Etnea. Camere ed appartamenti ben arradati. Prezzi buoni. Non ha punteggio


Dove dormire BAIA DI CAPOMULINI
A km.3 dal paese e vicino la spiaggia di Capomulini. Piscina. Camere semplici e comode. Prezzi buoni. Non ha punteggio

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