La Cattedrale
di Acireale
Costruita dove nel '400 sorgeva un altarino dedicato alla Vergine Annunziata,
la chiesa (che sarebbe divenuta cattedrale nel 1872) ha assunto soltanto
nel corso del '600 l'attuale impianto a croce latina con tre navate
su pilastri.
Il prospetto fu completato sul finire dell'800 dall'arch. Giovan Battista
Basile che rielaboro' dei progetti dell'arch. Sebastiano Ittar. A questo
periodo risale la costruzione del campanile di sinistra, del rosone,
e della sovrastante galleria di coronamento che raccorda i due campanili
laterali.
Seicentesco e barocco e' il grande portale dalle eleganti colonne corinzie
che reca nella trabeazione uno dei piu' antichi stemmi cittadini. Esso
costituisce un complesso unitario con la sovrastante edicola con statue
(Madonna Annunciata ed Angelo Annunciante, S. Venera, S. Tecla, ecc),
opera del messinese Placido Blandamonte. L'edicola, che e' la parte
più squisitamente barocca del composito prospetto, racchiude
la seguente iscrizione: "D. O. M. / VIRGINI DEIPARAE ANNUNTIATAE
/ AEDEM HANC MAXIMAM / ACIS URBS AMPLISSIMA ET FIDA / REGIBUS / 1667".
Il prospetto laterale di mezzogiorno presenta un ingresso secondario
con portale in pietra bianca di Siracusa realizzato nel 1799 su disegno
dell'arch. Francesco di Paola Patane'.
All'interno la solenne navata entrale presenta nella volta un vasto
affresco con l'Apoteosi dell'incarnazione del Verbo divino acclamato
dal coro delle Vergini, realizzato negli anni 1905-1907 da Giuseppe
Sciuti. La "visione", articolata in episodi (Orchestra degli
Angeli, Coro delle Vergini, Gloria degli Angeli con simboli di S. Venera,
Annunciazione, Fede, Eterno Padre con Profeti), costituisce la sinfonia
fastosa ed opulenta con la quale il settantenne maestro concluse la
sua attivita' di affreschista.
Seguono nelle pareti e nella volta del transetto gli assai pregevoli
affreschi barocchi (Glorificazione dell'Agnello mistico, Nozze di Cana,
Gloria di S. Venera, Uccisione di Abele, Sacrificio di Isacco) di Pietro
Paolo Vasta (1737), il piu' grande pittore acese del '700. I quattro
evangelisti nelle lunette della cupola sono sempre opera del Vasta,
mentre il tamburo della cupola presenta 4 episodi dell'antico Testamento
realizzati da un altro pittore acese, Francesco Mancini (1895-1899).
L'ampia abside centrale, infine, e' stata affrescata dal messinese Antonio
Filocamo con scene della vita della Madonna nelle pareti e l'Assunzione
della Vergine nella volta (1711).
Dal transetto, a sinistra, si accede alla sacrestia, mentre a destra
si apre la barocca cappella di S. Venera, eletta patrona della Città
nel 1651. All'interno della cappella, realizzata sul finire del '600
ed affrescata da Antonio Filocamo (sua e' anche la tela della Santa),
si conserva il bel busto ligneo di S. Venera (1655), ricoperto di lamina
d'argento e ricco di gioielli e cimeli storici (D'argento cesellato
e' pure l'artistico fercolo, opera di maestranze messinesi, che esce
in occasione della festa a luglio, insieme ai "candelori",
ceri perpetui delle corporazioni cittadine).
Nel pavimento del transetto si trova la bella Meridiana, eseguita dallo
scultore Carlo Cali' sotto la direzione dell'astronomo danese Cristiano
Federico Peters (1843).
Tra le tele sono da ricordare la Madonna del Rosario del messinese Antonio
Catalano il Vecchio (1° alt. a destra), l'Arcangelo Gabriele di
Antonio Platania (2° alt. a destra), la Nativita' di Gesù
di Pietro Paolo Vasta (3° alt. a destra), il S. Antonio di Padova
(2° alt. a sinistra) di Giacinto Platania, il Ritratto del prevosto
Marcantonio Gambino del palermitano Vito D'Anna (in sagrestia).
Basilica dei SS. Pietro e
Paolo
La basilica dei SS. Pietro e Paolo, costruita nel corso del XVII secolo,
presenta un elegante prospetto realizzato nella prima meta' del '700
su disegno di Pietro Paolo Vasta. Tale prospetto in pietra bianca di
Siracusa e' caratterizzato dal movimento di due ordini di colonne sovrapposte
e dal misurato svettare del campanile di destra (1735). Il mancato completamento
del campanile di sinistra ha, invero, favorito la pacata dinamicita'
dell'insieme.
L'interno, danneggiato dal terremoto del 1693, ha preso il suo aspetto
attuale nella prima meta' dell'800 su progetto d'ispirazione neoclassica
di Francesco di Paola Patane'.
Nelle pareti del coro sono affreschi secenteschi; tra le tele ricordiamo
il "S. Andrea Avellino" di Pietro Paolo Vasta, "S. Alfio
ed i fratelli" e "S. Antonio Abbate" di Giacinto Platania
ed infine i "SS. Pietro e Paolo" dell'acese Mattero Ragonisi
(nella sagrestia).
Sono degni di menzione ancora le statue di legno di S. Pietro e S. Paolo
del messinese Girolamo Carnazza (1658), l'organo sopra l'altare maggiore
di Giovanni Patane' Rocca (meta' '800).
Nel corso del Seicento la confraternita dei SS. Pietro e Paolo si segnalò
per i ripetuti, talora violenti, contrasti con la rivale confraternita
di S. Sebastiano. La confraternita del Crocifisso continua oggi a curare
la suggestiva processione del Cristo Morto il Venerdì Santo.
La chiesa, eretta a collegiata nel 1924, e' stata successivamente dichiarata
da papa Pio XI basilica minore pontificia nel 1933.
Il Palazzo di Città
Il Palazzo di Citta' con il suo prospetto tardo barocco fa di piazza
Duomo un unicum estremamente suggestivo.
Iniziata nella seconda meta' del Seicento, la "Loggia Giuratoria"
venne ben presto "miseramente fracassata" dal terremoto del
1693: la ricostruzione su disegno di Costantino Larcidiacono si protrasse
per tutto il Settecento. Ancora danneggiato dai terremoti del 1783 e
del 1818, fu nuovamente restaurato e completato, subendo profonde modifiche
nel corso di questi ultimi decenni che hanno visto l'ala sinistra al
suo interno completamente ristrutturata.
Da tanti cambiamenti si e' salvato fortunatamente il prospetto che ha
mantenuto la sua originaria nota tardo barocca. La facciata, scandita
da eleganti paraste bugnate, e' animata dal sobrio aggetto scultoreo
delle mostre delle aperture. Una balaustra in pietra bianca nella parte
inferiore, interrotta dall'aprirsi dell'ampio portale, da' all'insieme
quel senso di movimento che nella parte superiore e' ripreso dall'incurvarsi
dei balconi. A siffatto gusto scenografico rispondono infine, pienamente
i mascheroni, mensole a forma di volto, il cui vario e doloroso atteggiarsi
esprime la condizione di chi subisce il peso del sovrastante balcone
(le opere in pietra bianca sono frutto del magistrale artigianato dell'intagliatore
Diego Flavetta). Insieme ai mascheroni della cappella di S. Venera che
si affaccia di fronte, costituiscono una pagina d'arte intensa e drammatica,
squisitamente popolare come poche altre.
Ancora da citare nel Palazzo di Citta' sono lo stemma comunale, posto
al di sopra del portale (simile a quello della Cattedrale), le epigrafi
dell'atrio che costituiscono una sorta di marmoreo secolare giornale
di cronaca cittadina, e l'affresco Italia, eseguito da Primo Panciroli
nel 1942 nella volta del salone del Consiglio.
Al pianterreno a sinistra e' il Gabinetto di Lettura, dal 1833 sede
ufficiale dell'Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti degli Zelanti
e dei Dafnici. La Zelantea, fondata il 3 ottobre 1671, e' la più
antica delle accademia di Sicilia; nel 1934 si e' fusa con la Dafnica
costituendo l'attuale sodalizio. L'accademia da tre secoli continua
a svolgere un ruolo di primo piano nel promuovere la cultura in Acireale:
sono sue creature la Biblioteca e la Pinacoteca Zelantea; la rivista
scientifico-letteraria "Memorie e Rendiconti" e le altre sue
pubblicazioni hanno diffusione internazionale per i cambi con le accademie
di tutto il mondo.
Basilica di San Sebastiano
Lo splendido prospetto principale della Basilica di S. Sebastiano sull'omonima
piazzetta costituisce la più significativa voce del barocco acese
ed una delle immagini emblematiche della città. La facciata a
due ordini, realizzata in pietra bianca di Siracusa su disegno dell'acese
Angelo Bellofiore, e' preceduta da una sinuosa splendida balaustrata
("galleria") con 10 statue; in basso la rinserrano pilastri
bugnati, mentre in alto la conclude una ariosa loggetta campanaria.
Ad animarla con raro equilibrio compositivo sono statue, fregi, mascheroni,
puttini con festoni: un insieme che costituisce, all'indomani del tremendo
sisma del 1693, un inno gioioso alla vita quale soltanto l'estro inventivo
barocco poteva immaginare.
L'attuale imponente basilica venne iniziata nel 1609 non essendo più
sufficiente ad accogliere i fedeli la vecchia quattrocentesca chiesa
che sorgeva dove ora è la chiesa di S. Antonio di Padova. Era
appena finita nelle sue strutture, quando ebbe a subire i danni del
terremoto del 1693 (andarono perduti gli affreschi di Baldassare Grasso
nel coro). Già sul finire del secolo la ricostruzione era conclusa
e si avviava l'opera di decorazione pittorica.
L'interno è a tre navate divise da pilastri; all'incrocio con
il transetto s'imposta la cupola.
Nella navata centrale e nelle laterali sono affreschi assai modesti
di Venerando Costanzo (cui si deve anche la Conversione di Cromazio
nella lunetta del transetto destro); di pregevole fattura quelli realizzati
nel 1732-36 da Pietro Paolo Vasta nel transetto sinistro, nel coro (Scene
della vita di S. Sebastiano), nelle vele e nel tamburo della cupola.
Nelle pareti del transetto e nella cupola sono interessanti dipinti
ad encausto di Francesco Mancini (1899-1901). Gli affreschi della cappella
del Sacramento sono di Pietro Paolo Vasta (1738), quelli della cappella
di Gesù e Maria del palermitano Alessandro d'Anna.
Tra le tele d'altare vanno ricordate l'Addolorata e la Trinità
di P. P. Vasta e Vito D'Anna, ed i SS. Cosma e Damiano di Antonino Bonaccorsi.
La chiesa è stata eretta a collegiata nel 1924; nel 1990 ha ottenuto
ufficialmente il titolo di Basilica.
Il 20 gennaio, in occasione della festa religiosa di S. Sebastiano,
che è compatrono della città di Acireale (particolarmente
venerato per la sua protezione dal contagio della peste), i "devoti"
trainano il fercolo ("vara") del Santo che ha nell'uscita
e nel rientro momenti suggestivi e spettacolari.
Chiesa dell'Oratorio dei
Padri Filippini
Realizzata in stile neoclassico su disegno dell'arch. Francesco di Paola
Patane' nel 1840, la chiesa presenta - caso unico - un prospetto interno;
si accede, infatti, ad essa da due stradette laterali tramite un cortile
(con doppio piccolo portico a colonne) su cui prospetta pure l'oratorio
filippino fondato nel 1756.
Al suo interno modesto l'affresco della volta del catanese Giuseppe
Rapisardi; interessante il "S. Filippo Neri" di Antonino Bonaccorsi.
Un culto particolare si professa per la "Madonna della Purita'",
dipinta da Alessandro Vasta.
Chiesa dell'Angelo Raffaele
Di fronte alla chiesa dell'Oratorio dei Filippini e' il collegio domenicano
femminile dell'Arcangelo Raffaele, la cui omonima chiesa, dalla facciata
conclusa da una loggia campanaria tripartita, prospetta su via Galatea.
Chiusa per lunghi anni, da poco la chiesa e' stata riaperta al culto
ad opera della Societa' di S. Francesco dei Paoli.
Teatro Bellini
E' opera dell'ingegnere catanese Carmelo Sciuto Patti. Della costruzione
inaugurata nel 1870, rimane solo il prospetto, perche' l'interno e'
andato distrutto in un incendio nel 1952. Sono in corso lavori di ricostruzione.
Chiesa
di S. Maria del Suffragio
La chiesa del Suffragio, eretta nel 1638 e restaurata dopo il terremoto
del 1693, s'impone con i suoi chiari e pacati volumi sull'intera zona
circostante, il cosiddetto "quartiere dei Morti".
Nel prospetto laterale il portale - quasi un floreale escrescenza architettonica
- e' un'aggiunta della seconda meta' del '700.
All'interno la chiesa e' stata completamente affrescata da Pietro Paolo
Vasta (1751): con il grande e complesso "Mistero Eucaristico"
nella volta, episodi biblici nelle pareti della navata, "Gesu'
Cristo versa dal costato il sangue della Redenzione" nella volta
dell'abside, episodi biblico-allegorici nelle pareti del coro. L'intero
ciclo, di concezione tipicamente barocca, e' ispirato all'attesa di
salvezza delle anime del Purgatorio. E' ancora del Vasta la tela della
"Madonna del Suffragio" dell'altare maggiore.
Chiesa
di San Camillo
Eretta nel 1730, la piccola chiesa presenta un interno interamente coperto
da affreschi realizzati in massima parte da Pietro Paolo Vasta prima
del 1750. Nelle pareti della navata sono rappresentati episodi del Vecchio
Testamento; nella volta scene di vario argomento; nel presbiterio la
"Gloria di Maria" ed altro. Tra le tele va menzionata l'assai
pregevole "Madonna delle Grazie" dell'altare maggiore, sempre
del Vasta.
Alla chiesa, che in verità è dedicata alla Madonna delle
Grazie, è annesso l'ospizio di S. Camillo, fondato nel 1743 e
tenuto dai PP. Crociferi Camilliani.
Chiesa
e convento dei Padri Cappuccini
La chiesa di S. Maria degli Angeli, annessa al convento dei PP. Cappuccini
fondato nel 1571, al pari di questo presenta un prospetto sobrio e veramente
francescano. La primitiva chiesa era stata costruita nel 1574; nel 1640
era portato a termine il suo ampliamento. Gravemente dannegiata dal
terremoto del 1693, la chiesa e' stata restaurata a piu' riprese sempre
conservando l'originaria semplicita' delle sue linee. All'interno la
"Madonna in trono" (1661) dell'altare maggiore e' tra le piu'
belle tele di Giacinto Platania. Notevole pure il polittico della "Madonna
bambina" di scuola vastesca con racemi barocchi dorati.
Nel 1983 i locali del Convento, restaurati, sono diventati sede di uffici
comunali.
Chiesa
di S. Rocco
Dell'antica chiesa fabbricata dopo la peste del 1526 e delle successive
secentesche riedificazioni rimane poco o nulla. L'attuale concavo prospetto
venne portato a termine nel 1862 su disegno dell'architetto Francesco
di Paola Patane'. L'interno in freddo stile neogotico e' stato realizzato
negli anni 1958-61. Il grande convento, costruito nella seconda meta'
dell'800, e' oggi soltanto parzialmente tenuto dai Domenicani.
Villa Belvedere
La Villa Belvedere, intitolata a Vittorio Emanuele III, è il
piu' grande giardino pubblico della citta'.
Sorta nel 1848, prese subito il nome di Belvedere per lo splendido panorama
che si gode affacciandosi dal suo balcone in fondo al viale principale:
lo sguardo si distende a sinistra oltre Taormina fino alla Calabria,
a destra si vedono le colline di Augusta. Davanti, in basso, e' la "Timpa"
su cui sorge Acireale; dietro si innalza maestoso l'Etna.
Sei busti di illustri acesi dell'800 e del '900 adornano le aiuole.
La rotonda sulla sinistra e' usata d'estate per le manifestazioni musicali;
piu' oltre e' un piccolo campo sportivo di recente realizzazione.
A destra si trova la vasca con il gruppo marmoreo di Aci e Galatea,
tratto da un gesso che si trova presso la Pinacoteca Zelantea; sempre
piu' sulla destra si scorge quel che rimane del "Cafe' chantant"
Eden (poi teatro), costruzione in stile moresco, dove si eseguivano
concerti ed operette. Qui nel 1905 Acireale vide proiettata la prima
pellicola cinematografica.
Uscendo dalla Villa Belvedere, che ha di fronte l'ampio e convesso corso
Italia (su cui prospetta la moderna chiesa di S. Paolo), si imbocca
corso Umberto, l'importantissima arteria cittadina che in liea retta
conduce fino alla Cattedrale (Dopo tutta una serie di interventi a partire
dal 1708, esso ha avuto il suo attuale impianto rettilineo soltanto
nel 1920.
Chiesa della Madonna dell'Indirizzo
E' stata costruita nel 1709 dalla famiglia Nicolosi. L'attuale prospetto
neoclassico con pronao semicircolare e' stato realizzato nel 1812 su
disegno di Sebastiano Ittar, cui si deve pure la villa Nicolosi che
sorge con ricco e scenografico impianto su un poggio a sinistra della
chiesa; all'interno di un qualche interesse la tela di "S. Venera
e S.Agata" di Giacinto Platania (Il Platania, che fu il maggiore
pittore acese del '600, con pochi altri riusci' a deviare l'eruzione
lavica che minacciava Catania).
Fino a qualche decennio addietro la chiesa era immersa nel verde dei
giardini di limoni; ora rimane solo uno sfondo di verde che mimetizza
alle sue spalle il nuovo quartiere "Cervo". Quasi di fronte,
all'incrocio con il viale Principe Amedeo e' la moderna caserma dei
Carabinieri.
Chiesa di S. Domenico
Da piazza Duomo imboccando via Cavour si incrocia via Alessi al cui
numero 11 si trova quello che si può considerare il teatro storico
dell'Opera dei Pupi. Spettacolo popolare come pochi, quello dei pupi
rappresenta le gesta dei paladini nella loro diuturna sanguinosa lotta
contro i Mori. Eccezionale figura di "puparo" è stato
il cav. Emanuele Macrì, morto nel 1974, quando già la
sua fama si era diffusa oltre i confini nazionali.
Proseguendo per via Cavour si giunge in piazza San Domenico. A dominarla
è la mole dell'omonima chiesa riedificata nel '700 dopo il terremoto
del 1693.
Il prospetto della meta' dell'800, con due campanili, statue, altorilievi,
alta gradinata indulge allo scenografico. All'interno numerose le opere
di Alessandro Vasta (Roma 1720 - Acireale 1793).
L'attiguo convento seicentesco dei Domenicani annesso alla chiesa per
molti decenni ha ospitato il liceo classico "Gulli e Pennisi".
Il
Carnevale di Acireale
Carnevale
di Acireale, una delle più antiche ricette di buonumore della
nostra terra!
Se avete un pizzico di allegria e la giusta predisposizione al sorriso,
unitevi alla folla e dimenticherete i vostri problemi, vivendo ore di
assoluta spensieratezza con Il Più bel Carnevale di Sicilia.
Diventerete protagonisti di un teatro di meraviglie, maschere, coriandoli,
luci, fiori musica e sopratutto tanto calore umano. Le stupende vie
e piazze del centro storico di Acireale sono la cornice ideale per uno
spettacolo che raggiunge il clou con le sfilate dei carri, attraverso
i quali gli artigiani acesi esprimono la loro arguzia e fantasia stimolando
quella degli altri. Ammirare le sfilate è come sfogliare una
rivista di argomenti vari, sempre trattati con molta allegoria e tanta
satira, tanto da far si che anche i problemi più seri possano
generare un sorriso, diventando nel contempo oggetto di riflessione.
Il Carnevale e' il lungo periodo festivo che
precede il digiuno quaresimale nei paesi a tradizione cattolica. Si
e' creduto per molto tempo che l'origine del termine "carnevale"
fosse derivato da "carne levare". L'opinione piu' diffusa
e' invece che il carnevale rappresenti un adattamento cristiano di antiche
cerimonie purificatrici pagane.
La ricostruzione storica del carnevale, in una citta' come Acireale,
e' alquanto complessa. Da alcuni documenti, quali mandati di pagamento,
si ha certezza che tale ricorrenza venisse già festeggiata alla
fine del XVI secolo. E' del 1594 il documento piu' antico sul carnevale
acese (mandati di pagamento, vol. II, 1586-1595, libro 6 foglio 72v).
Un documento risalente al 1612 prova addirittura
che durante il carnevale acese vi era l'abitudine di giocare tirando
arance e limoni. Infatti in tale documento è bandita questa possibilità,
ma la popolazione acese continuo' in tale pratica ancora per molti anni,
così come risulta da altri documentii. Questa abitudine e' ancora
presente ad Ivrea, dove durante il carnevale si svolge la conosciutissima
"battaglia delle arance".
Nel XVII secolo in Sicilia si ha la comparsa di una maschera con caratteristiche
ben definite: l'Abbatazzu, chiamato anche Pueta Minutizzu. La persona
mimava nobili o ecclesiastici, portando un grosso libro, da cui facendo
finta di leggere, sentenziava battute satiriche e sfottenti.
Nel 1693 a seguito del terremoto venne proibita ogni pratica carnascialesca
e cio' segna la linea di frattura fra il carnevale acese del '600 e
quello che sorgera' nel '700 (Cherubino Aliotta, Le tre corone, Catania
1693).
Nel XVIII secolo la tradizione venne ripresa. Spuntano altre maschere,
ed all'Abbatazzu si affiancano i Baruni con l'intento di prendere in
giro l'aristocrazia: difatti la maschera era costruita da un costume
rassomigliante ad un abito nobiliare ma chiaramente irridente. Altra
maschera erano i Manti, costume con molti fronzoli che aveva il solo
scopo di far mantenere l'anonimato a chi l'indossava.
Il XXI secolo e' il secolo della cassariata, cioe' la sfilata delle
carrozze (landaus) dei nobili che lanciavano alla gente dei confetti
multicolori. Successivamente tali landaus con i nobili proprietari vennero
"scalzati" dalla cartapesta.
Nel 1880 ad Acireale si costruiscono i primi carri di cartapesta. Da
allora fino ai nostri giorni Acireale ha mantenuto questa tradizione
avvalendosi di vari cantieri portati avanti da volenterosi artigiani
che hanno realizzato carri sempre piu' curati.
Nel 1929 il carattere di spontaneita' e di iniziativa privata lascia
il posto all'organizzazione istituzionalizzata: infatti l'onere di organizzare
il carnevale e' sostenuto da quest'anno dall'Azienda autonoma della
Stazione di cura di Acireale.
Nel 1930 per la prima volta si vedono delle vetture adornate da fiori.
Questo e' il primo passo verso la realizzazione dei "carri infiorati"
che acquisiscono una fisionomia ben definita nel dopoguerra.
Negli anni '50 - '60 ai carri allegorici ed alle macchine infiorate,
si affiancano dei mini-carri, detti "lilliput", a bordo dei
quali trova posto un bambino. In questi anni fanno storia a se' alcuni
personaggi che con il loro spirito e con stupefacenti mascherate hanno
lasciato un segno indelebile nella storia del carnevale acese, cioe':
Cola Taddazza e Quadaredda, dei quali il successore piu' degno, in epoca
posteriore, fu Ciccitto.
Dal 1970 al 1995 "il piu' bel Carnevale di Sicilia", si perfeziona
e si assesta, diventando sempre piu' imponente e soprattutto affinandosi
nella costruzione di Carri allegorici (sempre piu' sofisticati e colorati)
e Carri infiorati (sempre piu' mastodontici), che raggiungono un livello
d'importanza pari ai primi.
Nel 1996 Acireale, per la prima volta, ha la lotteria nazionale assieme
a Viareggio e Putignano. Questa e' l'occasione affinche' "Il piu'
bel Carnevale di Sicilia" acquisti una dimensione nazionale
Le Terme di Acireale hanno origini lontanissime; con il termine Xiphonie
i Greci denominarono le prime costruzioni termali per lo sfruttamento
delle acque sulfuree provenienti dal vulcano Etna.
Successivamente i Romani edificarono, in località S. Venera al
Pozzo, un impianto termale ancora oggi visibile e costituente elemento
di interesse archeologico.
Durante il Medioevo vennero attribuite alla fonte proprietà miracolose,
ritenendo che il sangue di S. Venera - la patrona della Città
martirizzata in quel luogo nel II secolo d.C. - avesse conferito alle
acque poteri ultraterreni.
Nel 1873, grazie alla lungimirante imprenditorialità del Barone
Agostino Pennisi di Floristella, vengono realizzati lo Stabilimento
di S. Venera con l'annesso parco ed il "Grand Hotel des Bains".
Acireale diviene in tal modo un centro termale che acquisisce via via
maggiore notorietà e che annovera fra i propri visitatori personaggi
quali Riccardo Wagner, Ernesto Renan (autore della "Vita di Gesù"),
il Re Umberto I e la Regina Margherita, l'insigne clinico napoletano
Prof. Cardarelli, ecc...
Nel 1987 entra in funzione il Complesso Termale di S. Caterina, dotato
di moderne attrezzature ed impianti.
Dal punto di vista medico, il mezzo terapeutico utilizzato presso gli
Stabilimenti Termali è costituito da un'acqua classificata come
sulfurea salsobromoiodica radioattiva.
Il fango utilizzato, vegeto-minerale, si ottiene
facendo maturare l'argilla vulcanica per tre anni nell'acqua sulfurea
(arricchita dalla microflora superficiale) che sgorga presso la sorgente
greco-romana di S. Venera al Pozzo.
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