Le curiosità in Sicilia


Il tipico carretto siciliano con le sponde laterali dipinte Il castagno dei cento cavalli


Celebre per le sue dimensioni è in Sicilia il "castagno dei cento cavalli" situato sulle pendici dell'Etna, nel territorio di Sant'Alfio.
Si narra che, nel XVI secolo, Giovanna d'Aragona, sorpresa da un temporale mentre si stava recando a Napoli proveniente dalla Spagna, trovò riparo con tutto il seguito, composto di cento cavalieri, sotto le fronde del grande castagno.
Sebbene il tronco principale sia bruciato nel 1923, quel castagno appare ancora gigantesco: i suoi attuali quattro polloni hanno una circonferenza complessiva di 50 metri.

L'importanza della palma

Anticamente i siciliani, ricorrevano alla palma per impetrare la pioggia nei periodi di siccità.
Oltre alle processioni, alle veglie notturne, durante le quali si recitava incessantemente il Rosario davanti alle immagini sacre ed alle candele consacrate che ardevano nelle chiese, era usanza nella domenica delle Palme appendere agli alberi fronde di palma benedette e spargere nei campi la polvere spazzata quello stesso giorno nelle chiese.
Era credenza, in Sicilia, cacciare le streghe che apparivano a mezzogiorno tagliando con forbici di acciaio tre foglie di palma e contemporaneamente recitando una formula magica.

Lu fusu di la vecchia

Secondo le credenze popolari, gli antichi abitanti della Sicilia erano dei giganti, dato che costruivano edifici colossali. A Selinunte, tra le grandiose ed impressionanti rovine, si erge solitaria una colonna alta oltre 16 metri, con un diametro di quasi 3 metri e mezzo alla base, che i contadini e i marinai del luogo chiamano con la curiosa denominazione di "lu fusu di la vecchia", perchè secondo loro, doveva servire alle antiche filatrici di Selinunte, come fuso per filare la lana. Oltre a questa leggenda popolare vi è un'altra singolarità riguardante la colonna.

La singolarità è data dalle sue perfette proporzioni architettoniche che, da lontano, la fanno apparire una colonna certamente notevole, ma non poi così grande, come invece essa è nella realtà. Per rendersi conto di quanto questa colonna sia effettivamente massiccia ed alta, bisogna andarci proprio vicino; bisogna addirittura toccarla con le mani e solo quando, almeno sette persone, cercheranno di abbracciarla, si accorgeranno di quanto essa sia grande, anzi gigantesca perchè la sua circonferenza è di oltre dieci metri.

Origine dei Pupi siciliani

Un allievo di Socrate, l'ateniese Senofonte, ci parla di un puparo, un siciliano di Siracusa, che con le sue marionette rallegrò il convito offerto da Callia in onore di Autolico, vincitore di una gara atletica.
Al convito, che sarebbe avvenuto nel 421 a.C., era presente anche Socrate, che richiese al puparo siciliano di fare ballare le sue marionette, ed egli eseguì la danza di Bacco e Arianna.
Terminato lo spettacolo, Socrate gli chiese che cosa desiderasse per essere felice: il puparo di Siracusa, con arguzia tutta siciliana, gli rispose: "Che ci siano molti sciocchi, perchè essi, accorrendo allo spettacolo dei miei burattini, mi procurano da vivere".

Superstizioni Siciliane

I nati di venerdi

Lo stemma del Comune di AcirealePer molte persone, il venerdì è ritenuto un giorno nefasto, tranne che per il popolo siciliano. Anticamente pensavano che i bambini nati di venerdì fossero privilegiati: erano ritenuti forti, valenti, scaltri,furbi e potenti a tal punto da maneggiare serpenti velenosi di qualsiasi natura e a far fronte ai lunatici (secondo le credenze del popolo, sono quelle persone che in certe notti acquistano istinti di lupo, pur conservando le forme di uomini). Il "venerino" così chiamato per chi nasce in tale giorno, ha anche la facoltà di vedere le cose occulte e di profetizzare l'avvenire. Gli spiriti maligni non hanno nessuna influenza su di lui. Chi nasce di venerdì, non può essere stregato e può anche abitare in una casa invasa dagli spiriti, senza che venga da questi disturbato.
Era usanza per le donne di Trapani, di conservare le uova fatte dalle loro galline, nel venerdì santo. Così come per i Palermitani, che ogni venerdì si recavano alla chiesa delle Anime dei corpi decollati. Dopo aver offerto il loro rosario, le donne andavano ad origliare sopra una lapide per sentire se ciò che esse desideravano venisse loro concesso.

La Fata Morgana

La Fata morgana contrariamente al nome, non è altro che un fenomeno ottico che si avvera spesso nello stretto di Messina e nell'isola di Favignana.
In estate, pare a volte di scorgere nel cielo come un ondeggiare di colonne, torri, palazzi, selve, rovine che si muovono, cambiano di posto e si trasformano.
Guardando da Messina verso la Calabria, si vede sospesa nell'aria, ingrandita e moltiplicata, l'immagine di Messina e, viceversa, guardando da Reggio verso Peloro, si specchia nello stretto la città di Reggio.
Si credeva che questo fenomeno era dovuto all'opera di una maga, la famosa Fata Morgana, la regina dello stretto che cercava di ingannare il navigante. Questo, illuso e confuso dal movimento di tutti quei castelli aerei, credeva di approdare a Messina o a Reggio, ma andava a naufragare lungo la costa, cadendo così nelle braccia della terribile fata.

SEGUE . . .

Gli scongiuri del popolo siciliano

Secondo il popolo, esistono varie specie di "scongiuri": contro il malocchio, contro i vermi intestinali, contro il vomito e la diarrea, contro le malattie degli occhi, contro le malattie esantematiche dei bambini, contro l'emicrania, la sciatica e le altre malattie. Oltre agli scongiuri contro le malattie, vi sono quelli contro gli animali nocivi e le tempeste per non parlare degli scongiuri amorosi. In quest'ultimi, vi è l'invocazione degli angeli, arcangeli, serafini e cherubini, che si riuniscono attorno alla fattucchiera per darle il loro aiuto. C'è stata sempre nel popolo, la tendenza a credere nei poteri soprannaturali capaci di protezione e di difesa. Per esempio le immagini dei Paladini, venivano dipinte sulle sponde del proprio carretto, come ad averne protezione, a riceverne una difesa contro i malvagi e gli invidiosi.
Palermo, per l'intelligenza e il particolare amore di Giuseppe Pitrè, vanta l'esistenza del Museo Etnografico Siciliano, il quale, grazie al lavoro costante di ricerca, conta oggi più di ventimila oggetti che altro non sono che la documentazione viva di tutto quanto il grande demopiscologo, scrisse nella Biblioteca delle Tradizioni Popolari Siciliane.
Uno scongiuro contro il malocchio, secondo le credenze popolane, è lo sputo, sopratutto se è triplice diventa una provvidenza. Onde cacciare il male, per esempio quando si andava a visitare un infermo si sputava tre volte, o quando c'era una donna in sopraparto, oppure quando si incontrava un gobbo, un fattucchiere o un prete. Addirittura certe madri, quando qualche dubbia donna baciava il loro bambino, sputava tre volte non appena questa fosse uscita di casa. Alcuni, portavano indosso, l'erva caccia diavuli, (la ruta), chi l'aglio e la cipolla, chi la coda o un pò di pelle della fronte di un lupo.

Le donne di Fuora

Le donne di fuora non vanno confuse con le maliarde e le streghe, poichè secondo alcuni nel loro corpo non alberga un particolare spirito. Le donne di fuora vengono chiamate anche "belle signore".
Secondo la credenza, queste signore escono di casa la notte, non col corpo e lo spirito, ma solamente con lo spirito. Vanno a trovare gli spiriti degli inferi, le anime vaganti, per averne consigli, risposte e domande di cose future, secondo le richieste dei clienti. Era credenza che le "signore" costituivano una società di 33 potenti creature, le quali erano sotto la dipendenza di una mamma maggiore, che si trovava a Messina. Tre volte la settimana, le notti di martedi, giovedi e sabato uscivano in ispirito e andavano a concilio a Ventotene, per deliberare sulle fatture da rompere, le legature da sciogliere, i castighi o i premi da proporre contro o in pro di chi ha meritato il loro odio o il loro amore. La donna di fuora prima di coricarsi ricordava al marito o ad altri che erano in casa che la notte era di uscita, e proibiva a tutti che non doveva essere toccata durante la sua uscita.
Chi voleva in casa una "bella signora" doveva prima della mezzanotte, ardere dell'incenso, foglie d'alloro e rosmarino. Il profumo chiama le belle signore al passare. Entrano per le fessure o per il buco della serratura, poichè sono spirito. Le donne di fuora non si lasciano vedere da nessuno, ma il loro passaggio è rivelato da sentori e da rumori impercettibili. Si vuole che le prime donne di fuora ricevettero la potenza direttamente dal demonio, a cui per contratto diedero l'anima. La credenza vuole che le doti di una donna di fuora devono essere la bellezza, il senso della giustizia, la virtù del silenzio e dell'ubbidienza alle decisioni prese insieme con le compagne.

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