
Al centro della Sicilia occidentale, tra le province di Agrigento e Palermo, i Monti Sicani costituiscono uno degli angoli più autentici e meno esplorati dell’isola. Prendono il nome dai Sicani, uno dei popoli preistorici che abitarono la Sicilia prima dell’arrivo dei Greci — una delle popolazioni più antiche del Mediterraneo occidentale, ricordata da Tucidide come insediata sull’isola fin da epoche remote. Questa eredità millenaria si percepisce ancora oggi camminando tra i boschi di querce e faggi che coprono i versanti del Monte Cammarata, la vetta più alta del comprensorio con i suoi 1.578 metri.
Il paesaggio dei Sicani è quello di una Sicilia interna e lenta, lontana dal turismo balneare: borghi in pietra calcarea arroccati su costoni, vallate coltivate a cereali e vigneti, foreste di roverella attraversate da sentieri poco frequentati. La Riserva Naturale Orientata Monti Sicani, istituita nel 2000, tutela circa 4.000 ettari di territorio che ospitano una fauna eccezionale per la Sicilia: l’aquila reale, il falco pellegrino, il capriolo reintrodotto con successo dopo decenni di assenza.
La riserva si estende tra i comuni di Bivona, Santo Stefano Quisquina, Cammarata e San Giovanni Gemini, nella provincia agrigentina. Il cuore del sistema è costituito dal massiccio del Monte Cammarata e dalle propaggini del Monte Rose, dove le foreste di leccio e roverella lasciano spazio, nelle zone più alte, a praterie aperte battute dal vento.
I sentieri segnati dall’Azienda Foreste Demaniali consentono escursioni di diversa difficoltà. Il percorso che risale al Piano della Cerasa, a circa 1.200 metri di quota, è uno dei più frequentati dagli escursionisti locali e offre viste sull’entroterra siciliano fino alle coste del Canale di Sicilia nelle giornate limpide. Chi vuole spingersi alla vetta del Cammarata deve affrontare un dislivello di circa 400 metri su terreno non sempre segnato con precisione: la presenza di una guida locale è consigliata fuori dalla stagione estiva.
La fauna è uno dei motivi principali per cui naturalisti e birdwatcher frequentano i Sicani. L’aquila reale nidifica stabilmente nella riserva — uno dei pochi siti di riproduzione accertata in Sicilia — e può essere avvistata nelle ore centrali della giornata quando sale in termica sopra i crinali. Il capriolo siciliano, reintrodotto a partire dagli anni Novanta, ha raggiunto una popolazione stabile e gli avvistamenti all’alba nei pianori interni sono relativamente frequenti.

Palazzo Adriano è il borgo sicano più conosciuto a livello internazionale, grazie al legame indissolubile con Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. La Piazza Umberto I, con la fontana ottagonale al centro e le due chiese che si fronteggiano — la latina Maria SS. Assunta e la greco-albanese Santa Maria del Lume — è riconoscibile fotogramma per fotogramma dai fan del film premiato con l’Oscar nel 1990.
Ma Palazzo Adriano vale una visita indipendentemente dal cinema. Il paese appartiene alla comunità arbëreshë, di origine albanese: i coloni giunsero nel XV e XVI secolo in fuga dall’avanzata ottomana, portando con sé lingua, riti e tradizioni bizantine ancora vive. La liturgia greco-cattolica celebrata nella chiesa di Santa Maria del Lume, con i suoi canti e le icone di tradizione orientale, è un’esperienza culturale rarissima nel contesto siciliano.

Bivona è il comune più popoloso dell’area sicana agrigentina e il principale punto di accesso alla riserva naturale da sud. Il suo centro storico conserva il Palazzo Marchionale Tagliavia-Aragona, residenza nobiliare del XVI secolo con un cortile rinascimentale di notevole eleganza, spesso trascurato dai circuiti turistici regionali nonostante il suo valore architettonico.
Il territorio di Bivona è storicamente rinomato per la coltivazione della pesca tardiva, una varietà autoctona che matura tra settembre e ottobre — quando le pesche di pianura sono ormai terminate — e che ha ottenuto il riconoscimento IGP. I mercati locali di fine estate sono l’occasione migliore per assaggiarla direttamente dai produttori.
A pochi chilometri dal centro si apre la Valle del Verdura, solcata dall’omonimo fiume che nasce proprio sui Monti Sicani e scende verso Sciacca e il mare. La valle è percorribile in parte a piedi lungo sentieri non ufficiali che costeggiamo il corso d’acqua attraverso boschetti di pioppi e canneti.

Santo Stefano Quisquina custodisce uno dei luoghi di culto più antichi della devozione siciliana: il Santuario rupestre di Santa Rosalia sul Monte Quisquina, risalente secondo la tradizione al XII secolo. Santa Rosalia si ritirò in questo eremo prima di stabilirsi sul Monte Pellegrino di Palermo, e la grotta naturale trasformata in cappella è meta di pellegrinaggi ogni anno il 4 settembre, giorno della festa della santa.
Il santuario si raggiunge percorrendo una strada panoramica che sale tra i boschi fino a quota 1.050 metri circa. L’accesso a piedi dall’abitato richiede circa due ore e mezza ed è praticato soprattutto dai fedeli durante le processioni. La vista dalla terrazza antistante la grotta spazia su tutta la Sicilia centro-occidentale in modo spettacolare.
Il paese stesso merita una sosta per il Museo del Giocattolo e della Memoria, una raccolta privata aperta al pubblico che ospita migliaia di giocattoli d’epoca e oggetti di vita quotidiana del Novecento siciliano — uno degli archivi di memoria materiale più insoliti dell’isola.
Castronovo di Sicilia, nel versante palermitano dei Sicani, è uno dei luoghi dove la presenza degli antichi Sicani è documentata con maggiore continuità. I ritrovamenti archeologi nel territorio comunale attestano insediamenti dal Neolitico fino all’età del Bronzo, con reperti conservati nel piccolo ma curato Museo Civico Archeologico allestito nel cinquecentesco Palazzo dei Normanni locale.
A pochi chilometri dal paese, sul pianoro di Montagna dei Cavalli, si trovano i resti di un insediamento indigeno di età greca e punica dove gli scavi hanno portato alla luce ceramiche, terrecotte votive e strutture abitative. Il sito non è ancora dotato di percorsi attrezzati per i visitatori, ma è accessibile e offre un’atmosfera di grande suggestione, con i ruderi affacciati sulla vallata del Platani.
Castronovo è anche un punto di partenza comodo per raggiungere il Lago Fanaco, bacino artificiale circondato da colline boscose dove è possibile praticare pesca sportiva e osservare specie acquatiche come il tarabuso e il martin pescatore.

Corleone è il comune sicano più noto al mondo, anche se la sua fama è legata quasi esclusivamente al romanzo di Mario Puzo e alla saga cinematografica di Coppola. Il paese reale è molto diverso dall’immaginario mafioso che ne ha costruito la reputazione: un centro agricolo di circa 10.000 abitanti, con una storia medievale ricca e un paesaggio collinare di grande bellezza.
Il CIDMA — Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e del Movimento Antimafia è il luogo più onesto e necessario da visitare a Corleone: ospitato nel vecchio carcere borbonico, racconta con rigore documentale la storia della criminalità organizzata siciliana e soprattutto la resistenza delle vittime e dei movimenti antimafia. È un museo scomodo e importante, che restituisce complessità a un tema spesso ridotto a mito cinematografico.
Il centro storico si sviluppa attorno alla Piazza Garibaldi e conserva chiese normanne e palazzi nobiliari. Il Castello di Balatrano, a pochi chilometri, è un rudere medievale raggiungibile a piedi con un breve trekking che offre panorami sull’intera vallata del Frattina.
La cucina sicana è quella della montagna interna: sostanziosa, stagionale, legata alla pastorizia e all’agricoltura cerealicola. Il pane nero di Castelvetrano — prodotto anche nei comuni sicani con grano timilia antico — è forse il prodotto da forno più rappresentativo dell’entroterra siciliano: denso, profumato, con una crosta spessa e una mollica umida che si conserva per giorni.
I salumi di maiale nero dei Nebrodi trovano corrispondenti di qualità comparabile anche nell’area sicana, in particolare a Bivona e Palazzo Adriano dove alcune famiglie producono ancora salsicce essiccate e capocolli seguendo metodi tradizionali. Le zuppe di legumi — fave, ceci, cicerchie — con pane tostato e olio extravergine locale sono il piatto quotidiano dei borghi interni, semplice ed eccellente.
I vigneti della zona producono principalmente uve autoctone come il Nero d’Avola e il Perricone: alcune cantine di Bivona e Cammarata hanno iniziato a valorizzare queste varietà con etichette di qualità crescente. Le visite in cantina sono organizzate su prenotazione e rappresentano un’ottima occasione per conoscere i produttori locali.
I Monti Sicani si trovano a circa 80 chilometri da Palermo e a circa 60 chilometri da Agrigento, raggiungibili percorrendo la SS121 verso est da Palermo oppure la SS189 verso nord da Agrigento. Non esistono stazioni ferroviarie nei borghi sicani: la linea Palermo-Agrigento attraversa la zona, ma le fermate più utili — Cammarata-San Giovanni Gemini — distano comunque diversi chilometri dai centri abitati e dai principali siti naturali.
L’aeroporto di riferimento è quello di Palermo Falcone Borsellino: da lì, con il noleggio auto, i principali borghi sicani sono raggiungibili in meno di due ore. Chi arriva da est può utilizzare anche l’aeroporto di Catania, da cui Corleone dista circa due ore di viaggio. La strada panoramica che collega Palazzo Adriano a Bivona attraversando i boschi del Cammarata è di per sé un’esperienza: tornanti, vallate e boschi di querce che cambiano colore con le stagioni.
Per chi preferisce unire i Sicani a un itinerario più ampio, i borghi dell’entroterra si combinano naturalmente con una visita alla Valle dei Templi di Agrigento e alle terme di Sciacca a sud, oppure con il Parco delle Madonie a nord.